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Per chi non lo sapesse, il nome del sito indica solitamente quegli annuari scolastici (face books appunto, o libri dei volti) che si vedono tante volte in film e telefilm statunitensi, i quali riportano gli elenchi per anno di tutti gli studenti dell’istituto, con foto e alcuni dati sintetici, proprio per aiutare gli ex compagni di scuola a rintracciarsi a vicenda. E proprio tale era lo scopo per cui originariamente nacque Facebook, per opera di Mark Zuckerberg, allora studente ad Harvard: la prima versione del sito infatti non voleva essere altro che una trasposizione web dei popolari libri. Andato online per la prima volta nel 2004, ebbe subito un grande successo e in meno di due mesi metà degli studenti di Harvard vi erano iscritti. Nell’arco di un anno poi il servizio fu esteso prima ad altre importanti università americane, come il MIT, Yale e Princeton e poi a tutti coloro i quali avessero un indirizzo mail con dominio universitario. Dal 2006 Facebook è diventato un sito pubblico negli USA e poi, man mano, è stato introdotto in quasi tutte le altre nazioni mondiali. In Italia il boom di iscrizioni vero e proprio è del 2008, proprio mentre negli USA sta tirando un po’ i remi in barca. Il sito da allora si è evoluto, non solo a livello tecnico, ma anche per la tipologia e i servizi offerti ma non ha mai perso di vista lo scopo iniziale, che è quello di connettere la gente, per cui tutte le funzionalità ruotano sempre attorno al fulcro centrale che è quello della condivisione e del contatto tra utenti, mirando quindi sempre a rafforzare i legami e lo scambio tra persone che sono lontane, tramite vari tool complementari.



Del resto in un contesto come quello americano, dove lo stato coincide geograficamente con un continente, perdersi di vista dopo le superiori o l’università è quasi la prassi ed è normale quindi che gli Stati Uniti siano la terra dove sono sorti per la prima volta i social network. Tuttavia, ora che con la globalizzazione la realtà di ognuno coincide non più col proprio paese, la propria regione e nemmeno con la nazione, ma col mondo intero, quest’esigenza di ritrovare persone che si sono perse da tempo è sentita anche al di fuori degli States.


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