Google Drive servizio di archiviazione e condivisione files

Google Drive, un luogo dove potrete creare, condividere e archiviare tutti i vostri file. Sia che stiate progettando qualcosa con un amico o pianificando il vostro matrimonio o, ancora, tenendo traccia delle spese domestiche, da oggi potrete farlo attraverso Google Drive. Dentro a Google Drive potrete infatti caricare tutti i vostri file, inclusi video, foto, Google Docs, PDF e altro.

Con Google Drive potrete:

Creare e collaborare in tempo reale. Google Docs è ora integrato in Google Drive e questo vi permette di lavorare insieme ad altri in tempo reale su documenti, fogli di calcolo e presentazioni. Dopo averli condivisi, è possibile inserire commenti a qualsiasi documento (PDF, immagini, video, ecc.) e ricevere notifiche a seguito dei commenti ricevuti.

Archiviare qualsiasi documento in tutta sicurezza e accedervi da qualsiasi luogo. Potete accedere ai vostri file ovunque – da casa, dall’ufficio, mentre siete in giro – e da qualsiasi dispositivo. Potete installare Drive sul vostro Mac o Pc o scaricare l’app Drive per tablet e smartphone Android.

Cercare qualsiasi cosa. Ricerca per parole chiave, per tipo di file, per proprietario e altro ancora. Drive può persino riconoscere le parole all’interno di documenti scannerizzati, mediante tecnologia OCR (Optical Character Recognition). Potrete così, ad esempio, ricercare una parola all’interno della scansione di una pagina di giornale che avrete caricato su Drive.

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Evoluzione e storia dei computer fino ad oggi

storia_dei_computer_dagli_anni_70_a_oggi Scopriamo insieme la storia dei computer, partendo dal primo calcolatore elettronico del 1937 e arrivando fino ai moderni PC dei giorni nostri. Un viaggo all’insegna di valvole, transistor e microchip per rendere omaggio a una delle invenzioni più brillanti del secolo scorso.

Il primo computer elettronico

Il fisico John V. Atanasoff (insieme a Clifford Berry) è stato il creatore del primo calcolatore elettronico digitale. Avvenne tra il 1937 e il 1942, periodo in cui Atanasoff lavorava all’Università dell’Iowa. Il computer Atanasoff-Berry (chiamato ABC) fu il primo a usare tecniche di switching digitale e valvole come interruttori, e a introdurre il concetto di aritmetica binaria e circuiti logici.

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Il primo Personal Computer IBM

IBM introdusse quello che può essere chiamato il suo primo personal computer nel 1975. Il Model 5100 aveva 16 KB di memoria, uno schermo integrato da 16 linee e 64 caratteri, un interpreter di linguaggio BASIC integrato e un nastro magnetico DC-300 per l’archiviazione.

Il prezzo di 8975 dollari del sistema non lo rendeva certo un prodotto popolare e nemmeno uno per appassionati, che allora erano sperimentatori che preferivano i kit a basso costo – da circa 500 dollari. Forse è questa la ragione per cui le vendite dell’IBM Model 5100 furono deludenti.

Il Model 5100 è stato seguito dal 5110 e dal 5120 prima che IBM presentasse ciò che conosciamo come IBM Personal Computer (Model 5150). Anche se la serie 5100 ha preceduto i PC IBM, i vecchi sistemi e il 5150 non avevano niente in comune.

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Il primo Personal Computer di Apple

Nel 1976 una nuova azienda chiamata Apple Computer presentava l’Apple I, originariamente venduto a 666,66 dollari. Il prezzo di vendita era un numero arbitrario scelto da uno dei cofondatori, Steve Jobs. Il sistema consisteva in una scheda principale avvitata a un pezzo di compensato; case e alimentatore non erano inclusi. Solo pochi di questi computer furono realizzati e venduti negli anni a collezionisti, a più di 20.000 dollari il pezzo. L’Apple II, introdotto nel 1977, ha invece aiutato a gettare le basi per quasi tutti i micromputer venuti in seguito, incluso il PC IBM.

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Impostare sistema operativo predefinito dual boot ubuntu

Dopo aver installato Ubuntu, vi sarete sicuramente accorti che il primo sistema operativo che sia avvia di default è Ubuntu e non Windows. Se per alcuni questo fatto può non essere importante, per altri, specie se si condivide il computer con qualche componente della famiglia meno esperto, potrebbe costituire un piccolo problema.

Per prima cosa, aprite il terminale andando in “Applicazioni”, “Accessori”, “Terminale”.

A questo punto, inserite questa stringa:

sudo add-apt-repository ppa:danielrichter2007/grub-customizer

e premete il tasto Invio da tastiera.

Il comando che avete appena inserito serve per aggiungere il repository che contiene Grub Customizer. In Ubuntu, i vari programmi sono archiviati in appositi repository, che permettono una migliore gestione dei software installabili.

Vi verrà chiesto di inserire la password di sistema. Inseritela e premete il tasto Invio da tastiera. A questo punto, compariranno alcune scritte. Non vi preoccupate, è tutto normale. La proceduta terminerà da sola e le ultime righe che compariranno dovrebbero essere: ”Numero totale esaminato: 1? e subito dopo “importate 1 (RSA: 1).

Ora, inserite la stringa:

sudo apt-get update

e premete il tasto Invio.

Questo comando, come dice la parola stessa, serve per l’aggiornamento dei vari pacchetti contenuti nel repository che avete aggiunto precedentemente.

Inserite anche in questo caso la password quando vi verrà chiesto e premete ancora il tasto Invio. Vedrete scorrete sul terminale varie scritte. Attendete che termini da solo. Ve ne accorgerete perché comparirà la parola “Fatto“.

Ora, inserite la stringa:

sudo apt-get install grub-customizer

Quest’ultimo comando, vi permette finalmente di installare Grub Customizer sul vostro computer.

A questo punto, andate in “Applicazioni”, “Strumenti di sistema”, “Grub Customizer”. Vi verrà chiesto di inserire la vostra password di sistema.

Cercate la scritta “voce di default“. Mettete la spunta sulla voce “di default”. Di fianco, ci sarà una scritta del tipo “Voce x (come posizione)”. Cliccateci sopra una volta con il tasto sinistro del mouse e, dal menu che comparirà, cliccate una volta sulla voce relativa a Windows.

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Pinterest social network basato sulle immagini

Pinterest si colloca a metà strada fra un servizio di social bookmarking, quindi con una componente archivistica, e un servizio di social media, con un flusso di comunicazione dinamico e la possibilità di seguire altri utenti per restare aggiornati.

A differenza di un sito di fotografie dunque l’immagine non è il fine, ma il mezzo, rinviando ai siti che la contengono come fosse un link. La struttura è incentrata sui concetti di Boards e Pins. In pratica ogni Board è un contenitore tematico, mentre le Pins sono le singole unità che vanno a comporre la raccolta dei contenuti che si vuole mostrare, o semplicemente catalogare.

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Drone comandato a distanza da smartphone e tablet

Parrot ha presentato il nuovo AR.Drone 2.0, evoluzione del quadricottero a comando remoto lanciato sul mercato nel corso del 2010. Le novità sono molte e concentrate per la maggior parte nelle tecnologie che consentono al drone di volare, troviamo così due nuovi sensori, quello di pressione e una bussola digitale che migliorano di molto l’esperienza d’utilizzo rispetto a quanto riscontrato con il modello precedente. Il sensore di pressione permette infatti di stabilizzare il velivolo alle diverse quote di volo e di mantenerlo in posizione perfettamente orizzontale anche in fase di stallo, mentre la bussola rende più facile l’orientamenteo del quadricottero in relazione al dispositivo con il quale lo stesso viene comandato.

Migliorata anche la videocamera frontale, che riprende ora immagini in HD a una risoluzione di 1280 x 720 pixel. Immagini che possono essere registrate in presa diretta su una chiavetta USB grazie all’apposito alloggiamento nella parte interna del velivolo, in concomitanza della batteria.

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Guida per principianti Joomla 2.5 in italiano

La parola Joomla! deriva dalla parola Jumla in lingua africana Swahili e significa “tutti insieme”. Il progetto Joomla! è uno dei più grandi sistemi di gestione contenuti in tutto il mondo, supportato da una comunità globale. Joomla! 2.5 è il successore di Joomla! 1.5. Si tratta di un rilascio a lungo termine e rappresenta l’avanzamento del progetto Joomla! da Gennaio 2012 a Settembre 2013.

Introduzione

Vetrina

Strutture e Condizioni

Installazione

Cosa c’è di nuovo in Joomla! 2.5?

Gestione Contenuti

Come creare una pagina ‘Chi siamo’

Un articolo tipo

Gestione Media

Modulo contatti

Stato, Cestina e Sblocca

Strutturate i vostri contenuti con le Categorie

Configurazione Sito e Contenuto

I template

Navigazione

Utenti e permessi

Gestione estensioni

Estensioni di base

Moduli

I Plug-In

Lavorare con i Template

Il template Beez

Perché la SEO è importante (Search Engine Optimization)

Siti multilingua

Un sito web Joomla! 2.5 da zero

Aggiornamento da versioni precedenti

Guadagnare denaro e rispetto con Joomla!

Risorse

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Differenze schede di memoria micro mini SD SDHC SDXC

Secure Digital (chiamate più brevemente SD) è il più diffuso formato di schede di memoria flash. Le SD superiori ai 2 GB e con una velocità minima di lettura/scrittura di 2,2 MB/s vengono nominate col nuovo termine SDHC (Secure Digital High Capacity, Secure Digital ad alta capacità), e non sono compatibili con i vecchi lettori di schede SD. Sono anche chiamate SD 2.0. Le SDHC sono classificate in base alla velocità di scrittura, che le divide in classi. La capacità massima teorica dello standard SDHC è di 32 GB.

Le SD con capacità superiori ai 32 GB vengono chiamate con il nuovo termine: SDXC (Secure Digital eXtended Capacity, Secure Digital a capacità estesa) o SD 3.0. La capacità massima teorica dello standard SDXC è di 2048 GB (2 TB) e una velocità del BUS di 104 MB/s. Il File System è ExFAT.

Le SDHC hanno anche una indicazione della velocità di trasferimento detta SD Speed Class Ratings definita dalla SD Association. La classe di velocità indica la velocità minima di scrittura continua su una scheda SDHC vuota espressa in MB/s, le classi definite sono:

Classe 2 Velocità: 2 MB/s

Classe 4 Velocità: 4 MB/s

Classe 6 Velocità: 6 MB/s

Classe 10 Velocità: 10 MB/s

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Guida statistiche per webmaster Google Analytics

Questa guida illustra il funzionamento di Google Analytics, uno strumento fornito gratuitamente da Google per effettuare il tracciamento e l’analisi delle visite. Verranno illustrate le caratteristiche del servizio, i suoi limiti e i modi per sfruttarlo a fondo sul proprio sito.

Realizzare e mantenere un sito Web è un’operazione che può rivelarsi molto semplice o terribilmente complicata, ma in entrambi i casi è fatta con uno scopo: ottenere visite. All’atto pratico, un sito Web esiste solo nel momento in cui qualcuno ne visualizza almeno una pagina e fruisce dei suoi contenuti, diversamente è solo un insieme di bit nel disco fisso di un server. Ne consegue che il monitoraggio e l’analisi degli accessi riveste un ruolo fondamentale per capire chi visita il nostro sito, cosa guarda e cosa fa, se la sua esperienza utente è soddisfacente e se esegue, o meno, gli obiettivi che ci siamo preposti quando il sito è stato pubblicato.

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Aumentare la durata delle batterie al litio nei dispositivi portatili

Gli accumulatori di carica elettrica (comunemente chiamate batterie ricaricabili) sono diventate uno dei ritrovati tecnologici più utilizzati nel nuovo millennio, in grado di fornite energia elettrica portatile per un elevato numero di dispositivi di utilizzo quotidiano: cellulari, smartphone, tablet, notebook/netbook, lettori MP3, macchine fotografiche digitali, videocamere digitali etc. Attualmente la tipologia di accumulatore più diffusa sono gli accumulatori al litio (a ioni o a polimeri), in grado di fornire elevate capacità e un’ottima durata. Per poterle sfruttare al massimo e ritardare una prematura sostituzione dobbiamo seguire alcuni semplici accorgimenti, evitando di seguire i consigli che venivano in passato indicati per le vecchie tipologie di accumulatori (batterie ricaricabili al nichel).

Iniziamo con lo sfatare qualche maldicenza e informazione errata sugli accumulatori al litio:

1- Le batterie al Litio (ioni o polimeri) non sono soggette particolarmente ad usura materiale (più utilizzo la batteria più perde capacità) ma principalmente all’usura temporale. Esempio: 2 batterie inutilizzate, ma fabbricate in periodi diversi: la batteria più vecchia avrà meno capacità di quella nuova, a parità di utilizzo. Quindi è inutile disperarsi se dopo 2 anni (tempo medio di dimezzamento) la batteria perde buona parte della capacità (variabile dal 30 al 70 %, a seconda degli scenari): questo processo è assolutamente normale per gli accumulatori al litio.

2- Mai scaricarle fino in fondo: è controproducente portare la batteria al 0%, oltre che tendenzialmente pericoloso: infatti le batterie hanno un sistema di sicurezza che blocca la scarica al 5%, segnalandola come 0% per evitare che si danneggino irrimediabilmente. Con le batterie attuali con sensore e riserva energetica il rischio è decisamente basso (direi nullo), ma ricaricare da 0% impiegherà più tempo e diminuirà l’efficacia della carica, aumentando il rischio di un danneggiamento delle celle.

3- Le batterie agli ioni sono sensibilissime alla temperatura: in generale più sono basse e più reggono bene, quindi se abitate in montagna o in zone fredde la durata media delle batterie è decisamente superiore a quelli che abitano in zone più calde del pianeta.Gli eccessi sono sempre pericolosi, quindi temperature sotto gli 0° C e sopra i 40° C aumentano a dismisura il pericolo di esplosione delle batterie o malfunzionamenti irreversibili.

4- Evitiamo di acquistare batterie al litio di riserva: proprio per il discorso sulla sensibilità temporale, una batteria di riserva invecchierà e quindi perderà capacità anche rimanendo inutilizzata.

5- Ricaricare tanto fa bene, ricaricare troppo è pericoloso: un buon tempo di ricarica è utile per ottimizzare la durata della stessa, ma caricare per oltre 24 ore può essere molto pericoloso! Staccare sempre la batteria entro e non oltre le 10 ore dall’inizio della ricarica.

Come aumento il tempo tra una ricarica e l’altra? E la vita media della batteria?

Con i giusti accorgimenti è possibile aumentare la vita e ottimizzare la durata delle batterie, basta prestare solo un po’ d’attenzione ad alcuni particolari:

1- Tieni la batteria al Litio (e di riflesso il dispositivo) in un posto non eccessivamente caldo: evita di lasciare il device in posti caldi o soggetti a surriscaldamento: in macchina sotto il sole, in spiaggia sotto l’ombrellone, vicino ai fornelli o altre possibili fonti di calore come termosifoni, stufe etc.

2- Scarica parzialmente la batteria e ricaricala in posti freschi: l’ideale sarebbe ricaricare la batteria al 40% di carica residua alla temperatura di 4° C, ma se questi valori sono troppo eccessivi è possibile inserire il caricabatterie quando rimane il 20-25% di ricarica a temperatura ambiente.

3- Effettua correttamente la carica di inizializzazione della batteria: appena fornite le batterie sono parzialmente cariche: è controproducente utilizzarle subito, ridurremo l’efficacia delle stesse! Inseriamo subito la batteria nel terminale e, senza accenderlo, mettiamolo sotto carica per 5 ore. Ignoriamo l’eventuale avviso di carica terminata, è sempre errato con le batterie non inizializzate. Quando la batteria sarà inizializzata correttamente, i valori della stessa indicati dal sistema saranno molto più precisi.

4- Segni evidenti di una cattiva inizializzazione: le prime due-tre tacche d’energia (passaggi 100-90-80 %) si scaricano molto più velocemente delle altre tacche. In questo caso, utilizzate a fondo il terminale fino al 10% di carica, spegnetelo e tenete sotto carica per una notte (almeno 6 ore, massimo 8 ore), ignorando ogni avviso di carica completata: recupererete almeno parzialmente la carica ottimale.

5- Impariamo a riconoscere l’effetto memoria fittizio: le batterie al litio, rispetto alle sorelle al Nichel-Cadmio o al Nichel-Metallo Idruro, non soffrono di nessun effetto memoria, ma dopo alcuni cicli di scarica/carica (in media 20 cicli) possono sballarsi i valori di carica mostrati dal dispositivo: il device mostra una carica residua errata rispetto a quella reale. Lo stesso difetto è molto evidente se installiamo un nuovo sistema operativo sul notebook o sul tablet: il nuovo sistema avrà i valori di carica completamente sballati, segnalando la batteria come scarica in brevissimo tempo (in alcuni casi la batteria dura meno della metà rispetto al sistema operativo originale). In questo caso è sufficiente effettuare dal nuovo sistema la carica di inizializzazione parziale già indicata al punto precedente per ottimizzare nuovamente i valori (10% di batteria e ricarica a dispositivo spento per 6-8 ore, ignorando ogni avviso di carica completata). Sui notebook questa procedura viene anche chiamata calibrazione della batteria.

E nello specifico per gli smartphone?

Oltre ai consigli già citati sopra, ecco altri accorgimenti dedicati ai possessori di smartphone di qualsiasi marca o sistema operativo:

1- Spegni lo smartphone se non utilizzato o in condizione di segnale assente: di notte mentre dormiamo o se il segnale è assente, è consigliabile spegnere del tutto lo smartphone.La continua ricerca di segnale e l’energia per mantenerlo in stand-by è un’inutile spreco.

2- Effetto memoria fittizio molto più accentuato: dopo circa 15 cicli di scarica/carica il sistema diventa sempre meno sensibile alla capacità reale della batteria, mostrando valori sballati. Il sistema operativo mobile più colpito da questo problema è Android.Ma nessuna paura: per ogni device basta scaricare a fondo lo smartphone (10% di carica residua) ogni 15 cicli di carica/scarica e ricaricarlo per 6-8 ore, ignorando l’avviso di carica completata.La calibrazione sarà più precisa se il dispositivo è spento durante la ricarica.

3- Ridurre la retroilluminazione e il timeout dello schermo: per una buona lettura dello schermo e per risparmiare energia è consigliabile impostare manualmente il valore di luminosità al 30-40%, mentre per il timeout impostare un valore di 30 secondi o inferiore (se disponibile).

4- Chiudere tutte le applicazioni e i widget superflui: tutti i maggiori OS mobile offrono dei task manager dove possiamo chiudere tutte le apps e i widget inutili alla causa e dispendiose d’energia.

5- Evitiamo l’uso (o utilizziamo con parsimonia) alcune funzionalità dello smartphone: Bluetooth e Wi-Fi, Flash LED e 3G attivi incidono negativamente sulla durata della batteria.Uno dei problemi più grandi è la facilità con cui si dimentica queste funzioni accese;lanciandole attive anche dopo il loro utilizzo, diminuiamo sensibilmente l’autonomia, in particolare con il Wi-Fi e il Bluetooth. Spegniamo queste connessioni se inutilizzate, al massimo rimuoviamo qualche widget inutile e utilizziamo al suo posto un widget per gestire le connessioni.

6- Se non utilizzi molto il 3G, passa al 2G: la tecnologia 2G consuma molta meno energia dell’UMTS/HSDPA (3G).Tutti i telefoni permettono di switchare tra le due tecnologie, e quella 2G è più economica in termini di energia consumata. Solo con questo accorgimento si risparmia fino al 30-35 % di energia rispetto alla modalità promiscua (3G o 2G attivi a seconda del segnale) e il 20% rispetto alla modalità solo 3G.

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Come utilizzare e leggere i codici QR code

Quello che stai osservando è un tipo di codice a barre chiamato codice QR. È studiato per comprimere le informazioni in un quadratino che i dispositivi mobili possono scansire rapidamente. Una volta sottoposto a scansione, il codice QR viene tradotto in informazioni utilizzabili, ad esempio un link a un sito web che puoi visitare subito, senza digitare nulla.

Come utilizzarlo:

Per eseguire la scansione di un codice QR, il tuo dispositivo mobile deve essere dotato di:

1- una fotocamera funzionante;

2- un’applicazione di scansione dei codici a barre in grado di leggere i codici QR.

Ci sono molte applicazioni in grado di leggere i codici QR; la disponibilità di una determinata applicazione dipende dal tuo dispositivo.

Dispositivi Android

Consigliamo di utilizzare l’applicazione gratuita Barcode Scanner. Apri Market e cerca barcode scanner per scaricare l’applicazione.

Dispositivi Apple

Abbiamo notato che l’applicazione QuickMark è quella che funziona meglio.

Altri dispositivi

Ti consigliamo di cercare QR reader/lettore QR nel tuo app marketplace (se il tuo dispositivo ne ha uno) o di cercare il modello del tuo dispositivo e [qr reader] su Google.

Dopo aver installato l’appropriata applicazione di scansione dei codici a barre sul dispositivo, apri l’applicazione, punta la fotocamera su un codice QR ed esegui la scansione.

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